La manifestazione che caratterizza il Venerdì Santo a Civitavecchia, denominata Processione del Cristo Morto, ha origini antichissime e per questo la datazione è piùttosto incerta. Sembra che essa risalga all’889,Incappucciato anno in cui, tra storia e tradizione, Civitavecchia potrebbe essere nata sulle rovine della antica Centocelle ad opera di coloro che furono costretti a sfollare per le invasioni dei Saraceni. 
Alcuni storici fanno risalire la Processione intorno all’anno mille, quando si riteneva prossima la fine del mondo, con la denominazione di Processione degli Incappucciati, per il fatto che vi partecipavano, con i volti coperti da cappucci, alcuni fedeli scalzi e con le catene ai piedi. Altri inquadrano questa manifestazione nell’avanzato medio evo. 
Il frate domenicano J.B.Labat, nel 1710 a Civitavecchia, scriveva che la sera del Venerdì Santo...
 
  
 
 
...si effettuava una Processione con la partecipazione di penitenti incatenati e che si fustigavano con grande effusione di sangue. Altre notizie, in merito a questa Processione, si riferiscono al corteo che si svolgeva in occasione della liberazione del condannato ad opera e per intervento dell’antica Arciconfraternita del Gonfalone di Civitavecchia, che anche oggi organizza la manifestazione. Questa associazione, sembra infatti che fosse stata ...ed alcuni portano sulle spalle una croce.costituita nel 1274 da S.Bonaventura che, di passaggio da Civitavecchia per recarsi al Concilio di Lione, radunò intorno a sé alcuni fedeli i quali avevano avuto notizia della costituzione di altra Confraternita in Roma (1263) e dettandone le regole, sollecitò la regolare investitura pontificia che fu concessa da Papa Gregorio X dopo la morte del santo frate di Bagnoregio, avvenuta nello stesso anno, il 1274, in Francia. Al suo sorgere, la Confraternita fu denominata dei Raccomandati alla SS.Vergine come quella di Roma della quale seguì le vicende, i cambiamenti di nome (la Bianca, della S.Croce ed infine del Gonfalone), l’ abito, il distintivo, le regole, le prerogative ed i privilegi. L’attuale denominazione deriva dal fatto che i ”confrati” durante le sommosse di cui Roma fu teatro in assenza del Papa (Innocenzo VI - Avignone 1354), intervenivano tra i contendenti al fine di riportare la pace. Per farsi riconoscere, oltre al saio bianco, avevano una bandiera (gonfalone) che portava l' effige della Madonna e della S.Croce, che, sventolando al di sopra delle parti, denunciava la presenza della Confraternita. Gli scopi iniziali del sodalizio erano quelli di pregare, fare beneficenza, aiutare i poveri ad assistere gli ammalati nell’ospedale S.Paolo, presso la cui Chiesa aveva la propria sede. Notizie storiche testimoniano la presenza dei Confratelli all’interno dell’ospedale fin dal secolo XIII. L’opera di assistenza durò fino al 1638, quando la Confraternita fu sostituita dall’ordine dei ”Fatebene fratelli”. 
    Dopo tale anno, il Gonfalone assunse l'incarico di assistere i carcerati (fino alle segrete) e per tale opera ottenne il privilegio sommo di liberare annualmente dei forzati già condannati alla detenzione per 5 o 10 anni e poi anche un condannato a morte. I Confratelli avevano anche l'onore di accompagnare il condannato fino al patibolo, di consegnarlo al Cappellano per l'assoluzione finale ed al boia per l'esecuzione della pena. La liberazione del condannato era preceduta da una cerimonia che comprendeva la celebrazione della Messa nelle carceri, il corteo per le vie di Civitavecchia con il liberando rivestito di una tunica bianca, e la funzione conclusiva in Piazza Leandra davanti alla Chiesa della Stella che, dal 1688, divento la sede dell’Arciconfraternita del Gonfalone”. La sera del Venerdì, all’imbrunire, comincia a sfilare per le vie di Civitavecchia il corteo, che, illuminato da torce ed antichi lampioni, rappresenta la storia della Passione e Morte di Gesù. La sacra rappresentazione e costituita da statue lignee raffiguranti i Misteri dolorosi del S.Rosario, portate a spalle da volontari incappucciati, che sono, nell’ordine: – Gesù che prega nell’orto degli ulivi – Gesù legato alla colonna - Gesù ecce homo – Gesù che cade sotto la croce - Gesù crocifisso. Tra una statua e l'altra sfilano, portati da bambine vestite di bianco, i cosiddetti Misteretti che sono i simboli della Passione e Morte di Gesù come si rilevano dal racconto evengelico: il martello, i chiodi, il calice, la canna, i dadi, il gallo, la lancia, la corona di spine, ecc. La Veronica e rappresentata da una bambina che, per antica tradizione, è vestita da suora. 
Il punto focale e particolarmente interessante e costituito dai PENITENTI. Partecipano infatti alla processione del Cristo Morto molti Incappucciati con pesanti catene legate ai piedi nudi ed alcuni portano sulle spalle una croce. ...pesanti catene legate ai piedi nudi...Tale tradizione si tramanda in alcuni casi di padre in figlio e vede la partecipazione di intere famiglie e di persone di diversa estrazione e cultura. Si ritiene che la partecipazione a questa forma di penitenza sia collegata alla richiesta di grazie. I Penitenti sotto il cappuccio mantengono l'anonimato. Il corteo continua con il passaggio della statua, di antica fattura, del Cristo Morto, trasportata, su un carro addobbato ed illuminato, dai Confratelli del Gonfalone in saio bianco e con il volto coperto. Il carro era un’antica lettiga usata per il trasporto degli ammalati, quando l'Arciconfraternita del Gonfalone, nel 1930, istituì la Misericordia, che attendeva all’assistenza degli infermi, anche a domicilio. Vengono poi il Gruppo delle Tre Marie ai piedi della Croce e la statua della Madonna Addolorata che, per antica tradizione, viene portata a spalle dalle donne. Alla Processione partecipano alcuni figuranti in costume da soldati romani, torciferi, tamburi e la Banda musicale. Tra le autorita c’e il Vescovo con il clero cittàdino, l'Amministrazione comunale rappresentata dal Sindaco e da alcuni Consiglieri che accompagnano il Gonfalone della città.  
 
    In effetti questa tradizione, una delle poche ancora celebrate, unisce tutta la cittadinanza anche con il contributo economico che ne consente appunto la realizzazione. Molti sono gli episodi legati alla Confraternita, alla Processione del Cristo Morto, ai Penitenti incappucciati, alla Chiesa della Stella, a Piazza Leandra che potrebbero essere raccontati, ma uno, quello relativo al 1953, merita di essere ricordato perche evidenzia l'amore dei Civitavecchiesi per questa antica e nobile tradizione. Quel Venerdì Santo fu uno dei giorni più piovosi dell’anno, tuttavia in Piazza Leandra, come al solito, ...Il punto focale e particolarmente interessante e costituito dai PENITENTI.c’era il fermento di tutti i Venerdì di Pasqua. Pioveva e più le ore passavano più la pioggia scendeva, a momenti anche impetuosa. Nel pomeriggio era tutto pronto per la Processione; ogni tanto si avvicinava alla Sacrestia della Chiesa della Stella qualcuno che dava le previsioni del tempo, le più diverse, ma un fatto restava immutato: pioveva! Intanto si avvicinava l'ora della Processione e tra i Fratelli del Gonfalone incominciò a farsi serio il dilemma se farla uscire o no. Il problema principale, ma non il solo, era quello delle statue che allora erano di cartapesta e con l'acqua si sarebbero ulteriormente ed irrimediabilmente rovinate. L’opinione dominante era quella di non fare la Processione, non mancava però chi era del.parere opposto. Alle 20 il popolo gremiva Piazza Leandra, i musicanti gia accordavano gli strumenti, tutti sembravano incoraggiati da una momentanea interruzione della pioggia!... Tutto era pronto per iniziare il corteo, quand’ecco di nuovo la pioggia. Tra scrosci e pause, i Confratelli decisero di non fare la Processione. La notizia girò per la Piazza, che lentamente rimase quasi deserta tra la delusione dei Civitavecchiesi, compresi i Penitenti ed i Confratelli che avevano preparato tutto con grande impegno e sacrificio. Verso le 23 finalmente smise di piovere, il vento girò a tramontana, quasi d’incanto Piazza Leandra si ripopolò ed in fretta e furia furono fatti uscire i Misteri. Man mano che questi sfilavano, lungo il percorso, si unì altra gente. La stessa Banda musicale si compose al completo, i penitenti che non fecero in tempo a raggiungere Piazza Leandra si accodarono scalzi e ricoperti di tuniche improvvisate. La gente scese in strada e fece ala al corteo. Tutti pregavano! Anche quell’anno la tradizione era salva! Bisogna insomma concludere che la Processione del Cristo Morto e storia, fede, colore, vita, tradizione, partecipazione... E' Civitavecchia! 
 
 
Giovanni D. De Paolis 
Priore dell’Arciconfraternita del Gonfalone di Civitavecchia
Tratto da: "Immagini di Civitavecchia" edito dall'Associazione Archeologica Centumcellae
 
 
 
Feste e tradizioni di Civitavecchia: