| Zuppa
di pesce |
E'
il piatto tipico di Civitavecchia e il suo segreto consiste, oltre che
nella freschezza e nella qualita dei prodotti impiegati, nell'arricchirne
il sapore mescolandovi
durante la cottura un brodo ristretto, preparato a parte con il pesce di
piccola taglia noto come mazzumaja, opportunamente filtrato (per le modalita
di preparazione v. Minestra di pesce). Si fa soffriggere aglio, abbondante
olio e peperoncino; poi si mette il polpo e si aggiunge un po' di vino,
lasciandolo evaporare; quindi si unisce il pomodoro a pezzi e il prezzemolo,
facendo cuocere il tutto per un poco; a questo punto si mette nel tegame
il pesce che necessita d'una cottura più lunga (sparnocchie, cappone,
scorfano, coccio,ecc.); si aggiunge il brodo di mazzumaja (o un po' d'acqua)
e si porta a ebollizione. Da ultimo si mettono i pesci piu teneri (sarago,
fraulino, ecc.) e i frutti di mare precedentemente aperti; si aggiusta
di sale e si termina la cottura. Si serve con crostini di pane fritto o
tostato secondo i gusti.
Il sindaco di Civitavecchia ha recentemente annunciato che l'Amministrazione
comunale intende chiedere il riconoscimento "D.O.C." della nostra zuppa
di pesce. |
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| Zuppa
di telline |
Fare
spurgare le telline in un piatto con acqua e sale per qualche ora; risciacquarle
per eliminare i residui di sabbia. Preparare un soffritto classico con
aglio, olio e peperoncino; alla doratura del soffritto unire il pomodoro.
A completa cottura del pomodoro versare le telline e lasciarle aprire,
poi aggiungere acqua. Lasciare cuocere e servire su fettine di pane tostato. |
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| Pezzata |
Zuppa
di agnello (originariamente zuppa di pecora "pezzata"). Preparare un battuto
con aglio e grasso del prosciutto, e far soffriggere con olio e pepe; aggiungere
l'agnello tagliato a pezzi e lasciare rosolare; versare un pò di
vino bianco ed unire poco pomodoro e pèrza (maggiorana). Lasciar
cuocere aggiungendo di tanto in tanto l'acqua necessaria per la zuppa.
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| Acquacotta
alla pecorara (o Acquacotta con la mentuccia) |
E'
l'unica acquacotta di Civitavecchia; tutti gli altri piatti similari sono
chiamati zuppa: di rafani, di cicoria, di broccoletti, di cipolla, di fagioli,
ecc., esclusa però la zuppa di fave, piselli e carciofi che è
conosciuta con il nome di scafata. La denominazione di acquacotta è
invece tipica di tutte le zuppe di verdura cucinate nei vicinissimi comuni
collinari di Allumiere e Tolfa, la cultura alimentare dei quali si intreccia
ormai sempre più con quella civitavecchiese. Tra le zuppe di Civitavecchia
e le acquacotte dei Monti della Tolfa esistono due fondamentali differenze
di preparazione: 1)la zuppa civitavecchiese è preparata sempre con
una sola verdura
(esclusa la scafata) e con l'eventuale aggiunta delle uova affogate. L'acquacotta
dei Monti della Tolfa si prepara invece mescolando molte verdure, coltivate
e di campo, e con l'eventuale aggiunta di salsicce e cotenne. 2)La zuppa
civitavecchiese è insaporita col soffritto (di aglio e/o cipolla,
peperoncino e olio), insieme al quale la verdura viene cucinata. L'acquacotta
dei Monti della Tolfa (esclusa la cipollata, che è cucinata col
soffritto come a Civitavecchia) viene invece bollita ed insaporita col
battuto di lardo lasciato sciogliere nella pentola a cottura quasi ultimata
delle verdure. Alcune zuppe civitavecchiesi (ad esempio quelle di broccoli,
di broccoletti, ecc.) possono essere preparate anche in bianco o all'agro,
e in tal caso la verdura viene bollita e poi condita nel piatto con olio
a crudo e succo di limone. Ma torniamo all'acquacotta alla pecorara: si
mettono a cuocere acqua, patate tagliate a fette spesse, due o tre spicchi
d'aglio, un pezzo di peperoncino, mentuccia e sale. Quando le patate sono
cotte si versa la zuppa sulle fette di pane tostato e si condisce con olio
a crudo e, a piacere, con alcune gocce di succo di limone. Una variante
più ricca consiste nell'aggiungere alle patate il baccalà
tagliato a pezzi. La variante più povera, detta acquacotta a la
sfuggita, si prepara invece senza patate ma soltanto con aglio e/o cipolla,
peperoncino ed eventualmente pomodoro. I versi del poeta civitavecchiese
Cesare De Fazi ce ne tramandano il ricordo, insieme a quello delle difficoltà
che le madri di famiglia dovevano affrontare quando non c'era lavoro al
porto:
Pe'
n'acqua cotta tengo l'ajo appena
de
pane e ojo è votà la credenza.
La zuppa
che noi chiamiamo acquacotta alla pecorara, sui Monti della Tolfa è
conosciuta come mentucciata oppure, in relazione ad alcune varianti nella
sua preparazione, trista, perche fra tutte le acquacotte - piatto povero
per eccellenza - questa e considerata la più povera, come sottolinea
anche il poeta tolfetano Ettore Pierrettori:
Se
chiama trista e è triste come me.
'N
po' d'acqua e sale dentro 'na piletta,
ajo
e mentuccia e, dopo ch'è bollita,
se
'mpaneno du'fette de bruschetta.
Dell'acquacotta
alla pecorara non si spreca niente e viene utilizzata perfino l'acqua di
cottura che sopravanza: questa rimanenza, infatti, l'indomani mattina cambia
nome e diventa paradiso (v.appresso Paradiso); e l'estemporaneo pasto che
vi si prepara è da considerare veramente un "paradiso", rispetto
al "purgatorio" della normalità, fonte di ispirazione di Cesare
De Fazi:
E
pe'fa colazione
c'e
pane azzuppo all'ojo, sale e acqua.
La civiltà
del benessere fa guardare oggi con occhio diverso zuppe e acquacotte, che
sono diventate un piatto sfizioso dal sapore antico al posto della solita
fettina. |
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| Zuppa
di rafani |
Rafano
è il nome locale del tamaro (Tamus communis), dioscorea che cresce
nei boschi e nelle siepi della regione mediterranea. Il suo grosso tubero
si usa nella medicina popolare per curare le contusioni, ma a Civitavecchia
- e sui Monti della Tolfa (dove i tamari vengono chiamati abbòjeli)
- le punte e le foglie delle giovani piante sono ricercate per cucinare
prelibatissime zuppe e frittate. L'utilizzazione gastronomica dei tamari
è tipica della zona di Civitavecchia, dove le piante possono essere
acquistate anche al mercato. Per la confezione della zuppa si tagliano
a pezzi le parti piu tenere dei rafani (punte e foglie) e si lavano. Si
fa soffriggere l'aglio e il peperoncino in abbondante olio, poi si aggiungono
i rafani e si lasciano cuocere a fuoco lento a pentola coperta, mescolandoli
di tanto in tanto. Si aggiustano di sale e quando sono quasi cotti si aggiunge
l'acqua (mezzo bicchiere a commensale) e si porta a termine la cottura.
Quindi si aggiungono le uova, affogandole una alla volta. La zuppa si serve
con fettine di pane casalingo tostate e, a piacere, strofinate con l'aglio. |
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| Scafata |
Ingredienti:
fave, piselli, patate, carciofi e, a piacere, un mazzetto di puntarelle.
Si soffrigge la cipolla fresca con olio e pancetta magra; si aggiungono
poco pomodoro e poi tutte le verdure suddette tagliate a pezzi; si lasciano
appassire le verdure e poi si aggiunge acqua quanto basta e un abbondante
pizzico di pèrza (maggiorana). Si serve con pane tostato. |
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| Zuppa
di cipolla |
Dose
per quattro persone: due mazzetti di cipolline fresche e due piccole patate.
Si fa soffriggere la cipolla in olio abbondante facendo attenzione a non
farla dorare troppo. Unire il pomodoro, farlo cuocere e poi aggiungere
acqua e patate tagliate a tocchetti. Quando le patate sono cotte, affogare
nella zuppa le uova, una alla volta, e terminare la cottura.
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| Zuppa
di broccoletti a crudo |
Si
tagliano a pezzi le parti piu tenere dei broccoletti del tipo piu corto.
Si fanno rosolare nell'olio l'aglio e il peperoncino; poi si uniscono i
broccoletti crudi grondanti di acqua, rigirandoli di tanto in tanto, e
si copre bene il tegame. A cottura ultimata si aggiunge se necessario altra
acqua, si porta ad ebollizione e si affogano le uova. A molti piace aggiungere
anche le salsicce. |
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| Zuppa
di cicoria |
La
procedura è la stessa descritta per la zuppa di broccoletti, con
l'unica differenza che la cicoria si deve far cuocere in acqua bollente
per circa un quarto d'ora. Nel frattempo si fa soffriggere in un tegame
aglio, olio e peperoncino. Si unisce la cicoria scolata dall'acqua di cottura
e si lascia insaporire con l'aggiunta di sale. Quando la verdura è
insaporita si aggiunge l'acqua e si porta a ebollizione, quindi si affogano
le uova. |
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Bujòne
(zuppa
di castagne secche o mosciarelle) |
Mosciarelle
bollite in acqua aromatizzata con l'alloro e con l'aggiunta di fichi secchi
(da togliere prima di servire). Come sottolinea Igino Alunni, il bujòne
era il pezzo forte della cucina povera d'un tempo:
Stateve
carmi fiji se 'sta sera
rimagnerete
ancora mosciarelle,
mamma
cià queste sole, fiji belle,
pazzienza!
Finirà 'sta fame nera.
Ciavete
fame? Nun piagne Raffaele,
pe'
carita che mamma se dispera,
Cristo
che tribbolà e su questa tera
che
brutta cosa a nasce poverelle.
Domani
mamma va a fa' la bucata
e
co'li sordi ch'avrò guadagnato
ve
la farete 'na bona magnata.
I piu
anziani tra i civitavecchiesi ricordano che al Ghetto il bujòne,
oltre ad essere cucinato in casa, poteva essere anche acquistato da una
venditrice ambulante chiamata zi' Giulietta. |
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| Pancotto |
Tipico
piatto serale degli anziani d'un tempo, il pancotto si prepara facendo
bollire, insieme con uno spicchio d'aglio, il pane raffermo tagliato a
pezzi; si serve caldo, condito nel piatto con l'olio d'oliva. Nella variante
per i bambini, il pancotto viene cucinato senza aglio. |
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| Paradiso |
Fette
di pane bagnate con l'acqua di cottura dei fagioli o dell'acquacotta, condite
con olio a crudo e sale. Costituiva un tempo una prelibata colazione (utilizzando
l'acqua di cottura della sera precedente) o merenda (assaggio in anteprima
della cena). |
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